Le lenti a contatto lasciano respirare l’occhio?
La cornea non ha vasi sanguigni. Non è una dimenticanza: se li avesse, non vedresti attraverso. Per questo prende l’ossigeno direttamente dall’aria, attraverso le lacrime. È l’unico tessuto del corpo che respira così. E quando chiudi gli occhi per dormire, l’ossigeno che le arriva crolla dal 21% dell’aria a circa il 7,7%.
Da lì in poi discende quasi tutto quello che riguarda le lenti a contatto, come se ne valuta il loro uso e il motivo per cui dormire con le lenti è una cattiva idea. Ma partiamo dall’inizio.
Perché la cornea non ha vasi sanguigni?
Perché un vaso sanguigno è opaco. La cornea è la finestra dell’occhio: i raggi di luce la attraversano prima di qualunque altra cosa, e qualsiasi struttura che diffonda la luce — un capillare, una cellula infiammatoria, una cicatrice — degrada l’immagine che arriva alla retina. Il corpo risolve il problema in modo drastico: la cornea è uno dei pochissimi tessuti che mantengono attivamente lo stato avascolare. Non è che i vasi semplicemente non arrivano: la cornea produce sostanze che li tengono fuori, e continua a produrle per tutta la vita. È un equilibrio, e come tutti gli equilibri si può rompere. Quando la cornea soffre a lungo — per ipossia, infiammazione, un’infezione, una lente portata male — quel freno molecolare cede e i vasi cominciano ad avanzare dal bordo verso il centro. Si chiama neovascolarizzazione corneale, e non è un dettaglio estetico: è il tessuto che rinuncia alla propria trasparenza per procurarsi ossigeno.
Come fa l’ossigeno ad arrivare dall’aria fino dentro la cornea?
Attraverso le lacrime. L’ossigeno atmosferico si scioglie nel film lacrimale che ricopre la superficie dell’occhio, e da lì diffonde nel tessuto. Nessuna pompa, nessun trasporto attivo: solo diffusione, per differenza di concentrazione. Quanto ne serve? È stato misurato direttamente sull’occhio umano: a occhi aperti la cornea assorbe circa 11 microlitri di ossigeno per centimetro quadrato ogni ora. È poco in assoluto, ma per un tessuto spesso mezzo millimetro che non ha altra fonte, è tutto quello che ha. Ecco perché il battito delle palpebre conta più di quanto sembri. Ogni ammiccamento rinnova il film lacrimale, e con esso la scorta di ossigeno disciolto. Quando fissi uno schermo e la frequenza di ammiccamento crolla, non è solo questione di occhio secco: cambia anche il modo in cui la cornea si rifornisce.
Cosa succede quando dormi?
Le palpebre si chiudono e l’aria sparisce. A quel punto l’ossigeno non arriva più dall’atmosfera ma dai vasi della congiuntiva palpebrale, cioè dalla parte interna della palpebra appoggiata sull’occhio. È molto meno. La misura classica, fatta nel 1979 e mai smentita, dice che sotto la palpebra chiusa la cornea si trova in un ambiente equivalente a un’atmosfera al 7,7% di ossigeno, contro il 21% dell’aria che respiri tu. Poco più di un terzo. Per una cornea sana non è un problema: al mattino c’è un leggero rigonfiamento fisiologico — la cornea si gonfia di qualche punto percentuale durante la notte — che si riassorbe da solo nella prima ora dopo il risveglio. È il motivo per cui certe persone vedono un po’ appannato appena sveglie e poi tutto torna a posto. Il problema nasce quando a quel 7,7% aggiungi un ostacolo.
E quando metti una lente a contatto?
Una lente a contatto si appoggia esattamente lì, fra l’aria e la cornea. Qualunque cosa sia fatta, aggiunge uno strato che l’ossigeno deve attraversare. I materiali moderni — i silicone-idrogel — lasciano passare molto più ossigeno di quelli di vent’anni fa, e questo ha cambiato la vita di chi porta lenti. Ma il principio resta: nessuna lente è trasparente all’ossigeno quanto l’aria. Questo spiega due cose che in studio ripetiamo ogni settimana. La prima: le ore di porto contano. Non perché la lente “si consumi”, ma perché la cornea passa quel tempo con meno ossigeno del normale. La seconda: dormire con le lenti somma i due svantaggi. Sotto la palpebra chiusa parti già dal 7,7%, e la lente toglie ancora. È il motivo per cui il rischio di cheratite — l’infezione della cornea, la complicanza seria delle lenti a contatto — aumenta in modo netto in chi dorme con le lenti, anche quando la lente sarebbe approvata per il porto notturno.
Dalla nostra Casistica e dal Nostro Metodo di Lavoro
Nei casi che seguiamo, usiamo un metodo di lavoro per monitorare gli effetti dell’uso delle lenti a contatto. Controlliamo e misuriamo scrupolosamente la cornea prima e dopo l’uso delle lenti a contatto. Misuriamo e rimisuriamo con le lenti indossate e dopo averle rimosse con frequenze precise di tempo e orari. A seconda della tipologia di lenti a contatto e della condizione di partenza di ogni occhio programmiamo quando misurare gli effetti dell’uso delle lenti sull’occhio e consigliamo quante ore utiilizzarle.
FAQ – Domande frequenti
Quante ore si possono usare le lenti a contatto?
Le lenti a contatto si possono usare anche molte ore al giorno. Se le vuoi o le devi usare anche 12-15 ore al giorno devi trattarle bene e seguire i consigli di chi controlla l’effetto dell’uso delle tue lenti a contatto sul tuo occhio.
Ma il numero che conta non è soltanto quante ore: è con quale lente. A palpebre chiuse l’ossigeno disponibile scende, quindi una lente pensata per la giornata non è automaticamente adatta alla notte. Questo non vuol dire che con le lenti non si possa dormire: vuol dire che per dormirci serve una lente progettata per farlo — è il caso dell’ortocheratologia, che si porta proprio durante il sonno. La differenza non la fa l’abitudine: la fanno il materiale e l’applicazione.
Si può dormire con le lenti a contatto?
Dipende dalla lente, non dalla tua resistenza. Esistono lenti progettate per essere portate dormendo: l’ortocheratologia si usa proprio di notte e corregge la miopia durante il sonno. Le lenti pensate per la giornata, invece, di notte lavorano in una condizione per cui non sono state costruite.
Se ti è capitato di addormentarti con le lenti da giorno, non è un disastro: togliile appena te ne accorgi, lascia riposare l’occhio e, se senti fastidio, rossore o vedi appannato, fatti controllare. Quello che conviene evitare è che diventi un’abitudine senza che nessuno stia misurando cosa succede al tuo occhio.
Portare le lenti a contatto fa male alla cornea?
Portarle in modo corretto no. Una lente adatta, sostituita nei tempi giusti, tolta prima di dormire e controllata con regolarità è compatibile con anni di porto senza problemi. I guai arrivano quasi sempre dalle scorciatoie: lenti tenute oltre la durata, portate dormendo quando non sono fatte per la notte, o risciacquate con l’acqua del rubinetto.
Ogni quanto devo far controllare le mie lenti a contatto?
Dipende dal tipo di lente e dal tuo occhio, non da un intervallo fisso. Nei primi mesi di una nuova applicazione i controlli sono ravvicinati: è il periodo in cui si vede come la cornea risponde. Dopo, a porto stabile, si diradano, e per molti portatori un controllo all’anno è sufficiente. Chi ti segue te lo dice caso per caso — e se nessuno te l’ha detto, è quello il problema, non l’intervallo.
Fonti
- Takatori SC, Lazon de la Jara P, Holden B, Ehrmann K, Ho A, Radke CJ. In vivo oxygen uptake into the human cornea. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2012;53(10):6331–6337. doi:10.1167/iovs.12-10059
- Efron N, Carney LG. Oxygen levels beneath the closed eyelid. Invest Ophthalmol Vis Sci. 1979;18(1):93–95. PubMed 759390
- Bock F, Maruyama K, Regenfuss B, Hos D, Steven P, Heindl LM, Cursiefen C. Novel anti(lymph)angiogenic treatment strategies for corneal and ocular surface diseases. Prog Retin Eye Res. 2013;34:89–124. doi:10.1016/j.preteyeres.2013.01.001
- Holden BA, Mertz GW. Critical oxygen levels to avoid corneal edema for daily and extended wear contact lenses. Invest Ophthalmol Vis Sci. 1984;25(10):1161–1167. PubMed 6592160
- Fonn D, Bruce AS. A review of the Holden-Mertz criteria for critical oxygen transmission. Eye Contact Lens. 2005;31(6):247–251. doi:10.1097/01.icl.0000182488.70745.1d
Scritto da Mauro Frisani, optometrista e ottico. Docente di Contattologia presso il Corso di Laurea in Ottica e Optometria dell’Università degli Studi di Torino dal 2011. Direzione tecnico-scientifica di CL72 — Centro Lenti a Contatto, Torino.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione optometrica o oculistica.
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